Il fotoritocco non è il male

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Disilluderò gli ultimi nostalgici e confuterò le tesi degli scettici, ma il fotoritocco è una competenza da sempre richiesta al fotografo professionista. In epoca analogica, si interveniva durante lo scatto, con l’utilizzo di particolari filtri, o nel processo di sviluppo e stampa, attraverso procedimenti chimici per il bilanciamento del contrasto o per aumentare la brillantezza, ma anche direzionando fonti luminose direttamente sulla carta fotografica in modo tale da scurire o schiarire parti della composizione. Oggi, il fotoritocco avviene tramite software durante la fase di post produzione che segue lo scatto ed anticipa la stampa. Se prima il fotografo trascorreva ore rinchiuso nella camera oscura, oggi è incollato davanti al computer!

Mi è capitato più volte di sentire commenti negativi o scettici riguardo al digitale ed alla sua possibilità di essere manipolato, ma vorrei tranquillizzare tutti: il fotoritocco non è il male, ma solo parte del lavoro. Si pensa sempre che l’immagine non ritoccata sia completamente pura e vergine. Non è così: l’immagine, in quanto tale, è sempre filtrata, frutto di manipolazioni, tecniche o strumentali, sia che ne siate consapevoli o meno. Nel caso della fotografia analogica la scelta della pellicola, nei termini di marca, sensibilità e stato di conservazione, è determinante per la resa dell’immagine finale. Il fotografo, in previsione del risultato desiderato, sceglie con cura la pellicola, la carta fotografica e fa decine di provini prima di stampare, per trovare la soluzione ottimale di esposizione, contrasto, intensità dei bianchi, grigi e neri, lavorando per ore su una singola fotografia. Nella fotografia digitale è il software stesso della macchina a operare una prima interpretazione della luce, quasi mai soddisfacente all’occhio esperto. Grazie ai programmi di editing e fotoritocco, di cui Photoshop è quello più conosciuto, oggi possiamo avere un controllo maggiore sui singoli fattori dell’immagine (come esposizione, contrasto, bilanciamento del bianco e dei colori, profondità dei bianchi e dei neri…) e testarne in tempo reale le relative modifiche.

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L’utilizzo di software per il ritocco digitale dipende sempre dal fine comunicativo del progetto. Parlare di post produzione e fotoritocco in fotografia non dovrebbe essere sinonimo di truffa o incompetenza, ma tutto il contrario: è un lungo e continuo lavoro di studio, ricerca e progettazione necessario nella realizzazione di qualsiasi immagine professionale. Qualsiasi professionista considera la fase della post produzione come parte integrante dell’iter che va dalla progettazione alla stampa. Perciò siate consapevoli la prossima volta che direte: “ma hai usato Photoshop?” o “ma è fotoritoccata?”. Voi che ne pensate?

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